
Sao Tome e Principe è stata scoperta tra il 21 dicembre 1470 (giorno di San Tommaso) e il 17 gennaio 1471(giorno di Santo Antonio Abate), dai navigatori portoghesi Pedro Escobar e Joao Santarem al servizio del re Alfonso V del Portogallo. Inizialmente disabitata, presto l’isola viene popolata da coloni portoghesi e da schiavi portati da tutta l’africa principalmente da Capo Verde, Gabon e Angola, questi ultimi come mano d’opera per le piantagioni dove inizialmente si coltivava la canna da zucchero. Inoltre, Sao Tome e Principe cresce d’importanza come ultimo porto di rifornimento e smistamento di schiavi per le piantagioni del Brasile.
Evento storico importante per l’isola, è il fatto che nel 1595, in seguito al declino economico, alla rivolta e fuga degli schiavi verso le montagne, la figura di Amador, che si auto proclamò re per salvare il popolo dalla condizione di schiavitù, è oggi visto come eroi nazione.
Per via della sua posizione geografica strategica, del suo clima tropicale e delle sue terre fertili, nel 1822 viene introdotta in tutta l’isola la piantagione del cacao, trasformando Sao Tome e Principe in una delle colonie portoghese più redditizie, con la esportazione del cacao in tutta l’Europa.
L’abolizione della schiavitù nell’impero portoghese intorno al 1876, ha avuto come conseguenza la carenza di mano d’opera nelle piantagioni dell’isola. Per ovviare a questa situazione, i proprietari terrieri contrattano mano d’opera proveniente da Capo Verde, Angola e Mozambico, pagati a bassissimo prezzo, mentre i discendenti santomensi, detti “forros” si rifiutavano di lavorare in condizioni molto simili alla schiavitù, tra descriminazione razziale e la mancanza di rappresentanza politica. In questo clima, il 3 febbraio 1953, nel villaggio di Batepà, distretto di Mezò-Chi, una protesta pacifica dei lavoratori delle piantagioni si trasformò in un violento scontro con le forze di polizia coloniali. Sfociando nella violenza che ha portato all’uccisione di centinaia di “forros”. Per giorni, i prigionieri sono stati torturati con elettrochoc, picchiati e sottomessi a lavori forzati. Si stima che tra i 1.000 e i 3.000 manifestanti siano stati uccisi nel massacro che ne è seguito, rendendolo uno degli episodi più sanguinosi nella storia del paese. Le autorità coloniali repressero brutalmente la rivolta, usando mitragliatrici e altre forze militari contro i civili disarmati. Molti corpi vengono stati gettati in mare. Questo tragico evento ha segnalato l’inizio del sentimento di unione nell’isola, che ha costituito le fondamenta per l’indipendenza, il 12 luglio 1975.
Il massacro di Batepà ebbe notevoli conseguenze economiche per São Tomé e

Príncipe. L’economia del paese era fortemente dipendente dall’esportazione del cacao, che veniva prodotto nelle vaste piantagioni dell’isola utilizzando il lavoro forzato. La violenta repressione dei lavoratori delle piantagioni ha portato a una diffusa interruzione della produzione agricola e delle esportazioni, causando gravi difficoltà economiche.
All’indomani del massacro, molti lavoratori delle piantagioni fuggirono dalle isole o si rifiutarono di tornare al lavoro, portando a una carenza di manodopera che paralizzò l’industria del cacao. Questo, a sua volta, ha causato un forte calo delle esportazioni e delle entrate governative, impoverendo ulteriormente il paese. Gli impatti economici si sono protratti per anni, arrestando lo sviluppo della nazione e contribuendo alla povertà e alla disuguaglianza persistenti.
A livello politico il massacro di Batepà ebbe notevoli ripercussioni, sia all’interno di São Tomé e Príncipe che sulla scena internazionale. La brutale repressione del movimento di protesta da parte delle autorità coloniali ha suscitato indignazione e condanna da parte di varie organizzazioni per i diritti umani e della comunità internazionale.
Il Masacro di Batepà viene ricordato ogni anno il 3 febbraio. In riconoscimento dei tragici eventi del massacro di Batepà, il governo di São Tomé e Príncipe ha istituito una targa commemorativa e un sito commemorativo nel villaggio di Batepá. La targa, che è stata inaugurata nel 2003 in occasione del 50° anniversario del massacro, serve a ricordare solennemente le vite perse e la lotta per la giustizia e l’indipendenza.
Sao Tome e Principe è oggi una Repubblica indipendente e il portoghese è la lingua ufficiale dell’isola. Altre lingue locali parlate nell’isola sono: il Forro parlato da gran parte degli abitanti, il Creolo angolare, parlato principalmente nella zona sud dell’isola, il Creolo dell’isola di Principe, il Creolo di Capo Verde, portato dai Capoverdiani immigrati nell’isola.
In seguito all’indipendenza dell’isola nel 1975, la struttura politica e giudiziale era quella di uno stato a partito unico, sulla scia del modello Sovietico. Nel 1990, in seguito alla nuova costituzione, vengono istituite elezioni libere per l’assemblea legislativa e per la presidenza della repubblica. E nel 1991, viene eletto il primo Presidente della Repubblica, Miguel Trovoada, ex primo ministro di Manuel Pinto da Costa, al potere dal 1975, anno dell’indipendenza di Sao Tome e Principe.
Dalle ultime elezioni avvenute l’anno scorso, l’attuale Presidente della Repubblica di Sao Tome e Principe è Carlos Vila Nova e il Primo Ministro è Patrice Trovoada.
São Tomé e Príncipe ha una ricca storia coloniale, con influenze portoghesi, africane e creole. Alcuni dei principali siti storici includono la Fortezza di São Sebastião, la più antica struttura difensiva ancora intatta del paese, la Cattedrale di Nostra Signora delle Grazie, una delle chiese più antiche di São Tomé, e le rovine delle antiche piantagioni di cacao, testimonianze dell’economia coloniale.
Dall’aspetto imponente, la Fortezza di São Sebastião fu progettata e costruita nel XVI secolo per difendere l’isola dagli attacchi nemici. Le sue mura di pietra e i suoi cannoni sono ancora intatti, offrendo una finestra sul passato coloniale di São Tomé. Al suo interno troviamo anche il Museo Nazionale di Sao Tome e Principe.
La maestosa Cattedrale di Nostra Signora delle Grazie, in stile neoclassico è stata costruita nel XIX secolo ed è uno degli edifici religiosi più importanti del paese. La sua facciata bianca e i campanili lo rendono un punto di riferimento iconico della capitale.
Le rovine delle antiche piantagioni di cacao (roças), sparse per le isole, sono testimonianze dell’economia coloniale che ha dominato São Tomé e Príncipe per secoli. Le roças offrono una prospettiva unica sulla storia del paese.